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Rassegna Stampa
Progetto Speciale
Febbraio 1997
 

15-16 febbraio / 27-28 marzo / 26-27-28 maggio
Akròama
SGUARDO OCCIDENTALE

 
LA NUOVA SARDEGNA
15 gennaio 1997


CONFRONTI TEATRALI TRA SARDEGNA E CINA
All'ingresso della sala-prove un'attrice agita una spada sorridendo, nell'altra sala, sotto lo sguardo attento dei compagni, un'altra attrice ripete una sequenza di gesti al ritmo di una musica orientale. Poi inizia il training acrobatico, formidabile forma di precisione e destrezza. Si sta svolgendo a migliaia di chilometri del loro teatro l'esercizio quotidiano degli attori dell'Opera di Pechino. Siamo infatti all'Akròama di Monserrato, ma anche "In Cina", cioè nell'ambito dell'ambizioso progetto del Centro diretto da Lelio Lecis.
E' la prima volta che alcuni attori dell'Opera di Pechino lavorano sotto la direzione di un regista occidentale. L'aspetto più interessante del progetto, che prevede in una seconda fase la realizzazione di uno spettacolo, sta proprio nel tentativo di sperimentare una messa in scena che renda omogenei, anche se distintamente riconoscibili, il metodo occidentale e il linguaggio teatrale dell'Opera di Pechino. Questo genere teatrale tradizionale ha una forma codificata, in cui i gesti, l'impostazione della postura fisica e della voce, caratteristiche di ogni ruolo, sono fissate dai "maestri" secondo precise regole. In questi incontri, il regista, che ha proposto agli attori una propria elaborazione dell'Odissea, sta lavorando ad un dialogo tra Calipso e Ulisse. I primi minuti della messa in scena colpiscono per intensità della presenza dei due attori, per la sensibilità, l'intima partecipazione che si comunica dai gesti e dalle affascinanti sonorità vocali.
Il regista ha subito trovato un'intesa con gli attori e si dichiara entusiasta. "E' un luogo ocmune immaginare gli attori cinesi come semplici esecutori - afferma Lecis - Quando io gli ho fatto tradurre il mio testo, hanno saputo trovare la metrica giusta per adattarlo, come avrebbe fatto un drammaturgo, per cui hanno anche questa capacità nella loro straordinaria preparazione".
Una parte dell'incontro di lavoro è dedicato alla dimostrazione delle possibilità dei quattro attori cinesi, ciascuno dei quali è specializzato in un unico ruolo, brani di opere da loro interpretate. "Gli attori - dice Soliang, accompagnatore e traduttore - sono molto interessati al lavoro con Lelio. Ora in Cina molte compagnie cominciano a mettere in scena lavori di autori europei, e loro vogliono rendersi conto se con il loro tipo di preparazione è possibile creare nuovi spettacoli su testi occidentali".
Huang Yan Zhong e Ding Ling propongono una scena tra un ricco signore con una lunghissima barba e una dispettosa servetta che si prende gioco di lui, in cui le movenze, il brio e i risvolti comici fanno pensare a una commedia goldoniana. Un accuratissimo studio mimico di un episodio tra uno scudiero e un bizzoso cavallo è presentato dal giovane del gruppo, Wang Wen Zeng, specializzato in ruoli mimici ed acrobatici. Zhang Ju Ping è colei che da noi chiameremo la "prima attrice", interprete di uno dei principali "tipi fissi" dell'Opera di Pechino, la concubina (che prima si è esibita nell'esercizio delle spade), propone un'antichissima canzone dell'epoca Tong. In questa prima fase, il clima è quello dello scambio, in cui è importante la discussione, sia con il regista che con gli attori dell'Akròama coinvolti nel progetto in cui si cerca di approfondire anche gli aspetti teorici. Si apre così un confronto verbale sull'accezione di personaggio e interpretazione. La codificazione di gesti, intonazioni, farebbe supporre che non esiste una libertà interpretativa. Ci sembra di capire che lo spazio per l'interpretazione personale si situi per l'attore cinese nel rapporto con gli elementi codificati quasi nello stesso modo in cui per l'attore occidentale di pone il confronto col testo scritto.

Roberta Sanna