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CONFRONTI TEATRALI TRA
SARDEGNA E CINA
All'ingresso della sala-prove
un'attrice agita una spada sorridendo, nell'altra sala,
sotto lo sguardo attento dei compagni, un'altra attrice
ripete una sequenza di gesti al ritmo di una musica orientale.
Poi inizia il training acrobatico, formidabile forma di
precisione e destrezza. Si sta svolgendo a migliaia di chilometri
del loro teatro l'esercizio quotidiano degli attori dell'Opera
di Pechino. Siamo infatti all'Akròama di Monserrato,
ma anche "In Cina", cioè nell'ambito dell'ambizioso
progetto del Centro diretto da Lelio Lecis.
E' la prima volta che alcuni attori dell'Opera di Pechino
lavorano sotto la direzione di un regista occidentale. L'aspetto
più interessante del progetto, che prevede in una
seconda fase la realizzazione di uno spettacolo, sta proprio
nel tentativo di sperimentare una messa in scena che renda
omogenei, anche se distintamente riconoscibili, il metodo
occidentale e il linguaggio teatrale dell'Opera di Pechino.
Questo genere teatrale tradizionale ha una forma codificata,
in cui i gesti, l'impostazione della postura fisica e della
voce, caratteristiche di ogni ruolo, sono fissate dai "maestri"
secondo precise regole. In questi incontri, il regista,
che ha proposto agli attori una propria elaborazione dell'Odissea,
sta lavorando ad un dialogo tra Calipso e Ulisse. I primi
minuti della messa in scena colpiscono per intensità
della presenza dei due attori, per la sensibilità,
l'intima partecipazione che si comunica dai gesti e dalle
affascinanti sonorità vocali.
Il regista ha subito trovato un'intesa con gli attori e
si dichiara entusiasta. "E' un luogo ocmune immaginare
gli attori cinesi come semplici esecutori - afferma Lecis
- Quando io gli ho fatto tradurre il mio testo, hanno saputo
trovare la metrica giusta per adattarlo, come avrebbe fatto
un drammaturgo, per cui hanno anche questa capacità
nella loro straordinaria preparazione".
Una parte dell'incontro di lavoro è dedicato alla
dimostrazione delle possibilità dei quattro attori
cinesi, ciascuno dei quali è specializzato in un
unico ruolo, brani di opere da loro interpretate. "Gli
attori - dice Soliang, accompagnatore e traduttore - sono
molto interessati al lavoro con Lelio. Ora in Cina molte
compagnie cominciano a mettere in scena lavori di autori
europei, e loro vogliono rendersi conto se con il loro tipo
di preparazione è possibile creare nuovi spettacoli
su testi occidentali".
Huang Yan Zhong e Ding Ling propongono una scena tra un
ricco signore con una lunghissima barba e una dispettosa
servetta che si prende gioco di lui, in cui le movenze,
il brio e i risvolti comici fanno pensare a una commedia
goldoniana. Un accuratissimo studio mimico di un episodio
tra uno scudiero e un bizzoso cavallo è presentato
dal giovane del gruppo, Wang Wen Zeng, specializzato in
ruoli mimici ed acrobatici. Zhang Ju Ping è colei
che da noi chiameremo la "prima attrice", interprete
di uno dei principali "tipi fissi" dell'Opera
di Pechino, la concubina (che prima si è esibita
nell'esercizio delle spade), propone un'antichissima canzone
dell'epoca Tong. In questa prima fase, il clima è
quello dello scambio, in cui è importante la discussione,
sia con il regista che con gli attori dell'Akròama
coinvolti nel progetto in cui si cerca di approfondire anche
gli aspetti teorici. Si apre così un confronto verbale
sull'accezione di personaggio e interpretazione. La codificazione
di gesti, intonazioni, farebbe supporre che non esiste una
libertà interpretativa. Ci sembra di capire che lo
spazio per l'interpretazione personale si situi per l'attore
cinese nel rapporto con gli elementi codificati quasi nello
stesso modo in cui per l'attore occidentale di pone il confronto
col testo scritto.
Roberta Sanna
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