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AKROAMA HA SCELTO UN POKER DI GIGANTI
Monotoni, sicuramente no. Si
potrà dissentire dalle scelte, criticare qualche
risultato, rimpiangere magari vecchie decisioni. Ma al Centro
Akròama non si rimprovererà certo una rotta
troppo prevedibile. Neanche in un appuntamento rituale come
potrebbe essere la sua Stagione Cagliaritana del Teatro
Contemporaneo. Al sesto allestimento del cartellone, cambiano
ancora una volta criteri e punti fermi. Se la scorsa primavera
scommetteva sugli outsiders della sperimentazione scenica,
adesso tocca ai mostri sacri. Anziché un'eccezione
centellinata, lo spettacolo di provenienza oltrefrontiera
diventa una colonna portante dei programmi. E, quasi a compensare
le aperture internazionaliste, s'investe sulla produzione
come raramente capita in questi tempi di cordoni stretti
nelle borse.
Tadeusz Kantor, Pina Bausch, Laurie Anderson, Johnny Melville
e il Berliner Ensemble sono i nomi di grido nella campagna
acquisti di Akròama. Non per tutti è stata
raggiunta la certezza delle date o della firma su un contratto.
Però la rivoluzione dei presupposti organizzativi
ha previsto larghi spazi di manovre. Svincolata da un calendario
a cadenze serrate, la stagione cagliaritana si distende
lungo un intero anno. L'inizio è dunque già
archiviato, con le riprese del repertorio della compagnia
Akròama (La stanza e il recentissimo Storiafinta)
nel febbraio appena trascorso. La fine potrebbe invece concedersi
una deroga dal limite del prossimo dicembre, se il Tanzteater
della Bausch dovesse spostare da questo mese il suo percorso
nei palcoscenici italiani.
Tra i due estremi, intanto, s'inseriscono altre tappe meglio
definite. Dopo La camera dei sogni, fino a ieri in scena
col Teatro dell'Ombra a Monserrato, dovranno portare il
testimone sia L'ultimo sogno di Balloi Caria (dal
30 marzo al 1 aprile) che La donna silenziosa evocata da
Marcello Enardu e Antonio Caboni con riconoscenza all'arte
di Kokoshka. Nel primo come nel secondo caso (rappresentato
dal 6 all'8 aprile) vale la logica di evidenziare il lato
produttivo del centro anche organizzatore. Da promotore,
Akròama paga peraltro il solito dazio alla condizione
critica degli spazi teatrali cagliaritani. Negato il corteggiatissimo
Auditorium del conservatorio, si è imposta una soluzione
d'emergenza per il Kantor di Qui non ci torno più.
Lo sbocco ha creato un paradosso: uno dei pezzi forti della
stagione non approderà davanti al pubblico di Cagliari.
L'aiuto, infatti, arriva da Porto Torres, e solo qui (il
18 e 19 maggio) il regista polacco che flirta con la morte
e l'autoritarismo disporrà i suoi fantasmi obbedienti
al gesto. La comicità fracassona di Melville avvicinerà
poi un'estate con debutto. A luglio, un'alleanza col festival
di Santarcangelo rilancia così l'investimento sulle
nuove produzioni: Roberto Ruggeri, capofila dello Studio
3 perugino, plasma Wedekind e il versante femminile nelle
opere shakespeariane con il ritratto indiano di Mine-Haha.
Contemporaneamente, si avvicinerà alla forma compiuta
anche un Macbeth secondo Lelio Lecis, avventura nel classico
con forze e attori di Akròama. Entro la fine dell'anno,
presentazione a una platea. Forse la stessa che dovrebbe
vedere la poesia dantesca nel Purgatorio dei Magazzini e
il Totò amletico di Leo De Berardinis.
Angelo Porru
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