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TEATRO IN SARDEGNA, ECCO TUTTI GLI APPUNTAMENTI
Tra dieci giorni in Sardegna
si ricomincia a fantasticare col teatro. Rassegne e produzioni
sono ormai pronte e Cagliari, com'è logico, farà
la parte del leone. Ci saranno - fino a maggio prossimo
- una media di due spettacoli alla settimana, talvolta quattro.
Speriamo non di più. Se anche si trattasse di appuntamenti
dedicati solo al buon teatro, sarebbero troppi. E più
che avvicinare il pubblico, lo allontanerebbero. Oppure
lo frammenterebbero a tal punto che, come è avvenuto
la scorsa stagione, buona parte degli spettacoli risulterebbero
fatti d'aria. In platea e, spesso, anche in palcoscenico.
L'anno scorso erano una decina le organizzazioni che promuovevano
il teatro nell'isola. Quest'anno - almeno finora - saranno
due in meno. Cada Die e Actores Alidos hanno deciso di dedicare
quattrini ed energie alle loro produzioni. Vessati dai tagli
ministeriali e dall'ambiguità dei finanziamenti regionali
(formalmente concessi ma ancora non incassati) i due gruppi
non vogliono rischiare più di tanto nelle rassegne.
Anche perché il rischio, in teatro, oggi è
diventato merce rara. Lo Stato - che ha appena annunciato
una decurtazione di 245 miliardi al Fondo unico per lo spettacolo
- non ha più voglia di finanziare tutti echiunque.
E il gioco gli riesce facile: nessuna tribù in Italia
è più divisa degli artisti. Trasformati in
(finti) manager dalla competitività che obbliga a
produrre di tutto e di più, anche se non sia sa bene
cosa, gli artisti vedono svolazzare sul loro budget l'ombra
di molti ministri e il disinteresse di assessori pinco pallino.
Scoprendo che alla fine possono contare soltanto su se stessi.
Akròama almeno sulla carta è il gruppo che
finora ha organizzato la stagione (lunga un anno) più
omogenea e interessante. S'incomincia il 26 ottobre con
Greatest Hits di Banda Osiris, una sorta di
"speciale" dei numeri migliori di questo gruppo
di comici, saldati dalla musica e da gag intelligenti, un
po' surreali. Il 2 novembre va in scena En di Ko
Muroboshi, il coreografo giapponese che assieme alle
Ariadone di Carlotta Ikeda ha lanciato in Italia e in Francia
una forma di autoflagellazione danzata (il butho) meno radicale
che in gruppi come i Sankaj Juku ma ugualmente avvincente,
pieno di poesie minimali e sensuali.
Il 23 novembre tocca agli Akròama in Come
vent'anni fa, un monologo di Elisabetta Podda diretta
da Lelio Lecis. E' la prima delle produzioni che Lecis intende
mettere in cantiere per questo e per l'anno prossimo: le
altre saranno una rivisitazione del Macbeth scespiriano
studiato da Lelio Lecis (s'intitolerà Streghe e andrà
in scena a febbraio) e un'omaggio critico all'opera di Anton
Checov inventato da Raffaele Chessa e Marcello Enardu (7
dicembre).
E poi di seguito: l'ultimo spettacolo di Giorgio Barberio
Corsetti (una delle più brillanti intelligenze
sceniche dei nostri anni che il 6 dicembre con Il legno
dei violini continua la sua ricerca dell'Io già
sondato con una stupenda trilogia kafkiana) e i Magazzini
che il 15 dicembre proseguono il loro viaggio nella
poesia dantesca per poi riproporre (a febbraio) Hamlet Machine
di Heine Muller, parabola bellissima anche se per nulla
trasparente sull'uso della parola nella ricerca teatrale.
E' bella e stimolante la stagione che l'Akròama divide
tra il palcoscenico di Monserrato e il Piccolo Auditorium
di Cagliari. C'è anche un tentativo di verifica su
quel che il giovane teatro sta tentando di fare in Francia
(quattro spettacoli a Cagliari tra la fine di novembre e
i primi di dicembre). Con la consapevolezza che finora è
stata la danza e i suoi fantasmi a guidare la scena transalpina.
E poi Leo De Berardinis: arriverà con un acclamato
Totò, principe di Danimarca a metà marzo ma
prima - all'inizio di novembre - manderà in avanscoperta
alcuni tra i suoi allievi migliori (Gino Paccagnella
e Anna Amadori).
Tra la fine di gennaio e la prima metà di febbraio
il cartellone di Akròama ospiterà l'Odin di
Barba - con Memorie, rabbia e anatemi sui lager e il Living
Theater di Judith Malina (The tablets). Due grandi amori
che ritornano sulle scene sarde e che di lì a poco
saranno seguiti dall'ultima produzione di Kantor. Nelle
intenzioni di Akròama più che un omaggio ad
alcuni padri scenici di questo fine secolo, sarà
una riflessione sulle contraddizioni di un'epoca in continua
ebollizione. Servirà a far capire quanto siamo invecchiati
noi e quanto può ancora esser vitale il buon teatro.
Marco Manca
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