Il Marinaio

Marzo 12, 2020
Akròama

Il marinaio

di Fernando Pessoa

regia Lelio Lecis

 

con
Tiziana Martucci, Julia Pirchl, Valentina Picciau

scenografia  Valentina Enna
costumi Marco Nateri
assistente regia Erika Carta
assistente costumista  Noemi Tronza
direzione tecnica Lele Dentoni

responsabile di produzione  Marina Mura

 

Una bara con una donzella vestita di bianco al centro di una stanza circolare, una piccola finestra da cui entra un chiarore lunare e dalla quale è possibile osservare mare e monti, quattro candele, tre fanciulle, la paura dell’alba: questi sono i pochissimi elementi che compongono l’intero dramma di Fernando Pessoa, “Il marinaio”.

Durante la veglia le tre fanciulle decidono di passare il tempo raccontandosi ognuna un sogno; uno dei sogni che viene raccontato è quello del marinaio, un uomo approdato su un’isola dopo essere scampato a un naufragio. Tanta è la nostalgia provata per la patria, che egli sente la necessità di costruirne una nuova, con nuove persone, nuovi amici, nuove strade, nuovi ricordi… e questi tasselli di un passato che non c’è mai stato hanno poco in comune con quello reale. Poi, in un giorno di pioggia, in cui l’orizzonte sembra svanire, il marinaio non ricorda più nulla del suo vero passato…

Ma allora qual è la vera patria? Qual è stata la vera esistenza?

Si capisce fin da subito di trovarsi in una realtà parallela, dove il passato non è altro che una menzogna, il tempo della finzione, un modo illusorio per dimenticare. Tra queste pagine c’è tutto Fernando Pessoa con i temi a lui più cari: la nostalgia (o, meglio, la saudade) di un passato che non è mai avvenuto, l’insoddisfazione del presente con la volontà di essere un altro e la disillusione nei confronti del futuro. La tracotanza e l’ansia di cose impossibili si risolvono nel perseguire un’esistenza che non è all’altezza delle proprie aspettative, e dalla quale, quindi, viene escluso e si autoesclude. È indescrivibile il potere della parola, di cui Fernando Pessoa sembra tanto aver paura, ma che in realtà è in grado di dominare alla perfezione: forse la chiave del dramma è costituita proprio dal tempo: il tempo della saudade, il tempo del passato dubitativo. Forse la vita – quella veramente all’altezza della propria fama – è quella fatta dei desideri di ciascuno, anche delle illusioni, e non solo del dato oggettivo; e forse l’individuo è un po’ anche quello che dentro di sé vorrebbe essere, e la sua vita è anche quella che vive nei suoi desideri.

 

Fernando Pessoa (1888 1935) – Biografia

Per tutta la vita, trascorsa per la maggior parte in una stanza ammobiliata in affitto a Lisbona, dove sarebbe morto in solitudine, Fernando Antonio Nogueira Pessoa rimase pressoché sconosciuto al mondo editoriale ed al grande pubblico. Oggi egli viene comunemente riconosciuto come il più importante poeta portoghese moderno, membro più rappresentativo del Gruppo Modernista conosciuto anche come Orpheu.

Era nato a Lisbona, il padre Joaquim de Seabra Pessoa morì di tubercolosi quando Fernando era poco più che un bambino, la madre si risposò con il console portoghese per il Sud Africa dove la famiglia si trasferì nel 1896. Qui restò per tre anni, imparando perfettamente la lingua inglese ed interessandosi alla lettura delle opere di Shakespeare e Milton. Tornò a Lisbona nel 1905 per iscriversi all’Università, avrebbe tuttavia abbandonato gli studi molto presto per iniziare a lavorare come traduttore per conto di aziende commerciali. Nel frattempo Fernando Pessoa iniziò a scrivere lettere ed articoli per riviste letterarie quali l’Orpheus, suscitando spesso vivaci polemiche per le idee ed i termini anticonformisti. La sua prima collezione di poesie Antinous fu scritta in lingua inglese ed apparve nel 1918. Pure in inglese furono redatte le successive due raccolte e soltanto nel 1933 pubblicò il primo libro, Mensagem, in portoghese che, come i precedenti, passò completamente inosservato.

La maggior parte delle sue poesie apparvero su riviste letterarie quali Athena da lui stessa diretta e sotto gli pseudonimi di Campos, Reis e Caeiro, veri e propri alter ego, ciascuno dotato di una differente personalità e di un proprio background (Campos un ingegnere affascinato da Walt Whitman, Reis un dottore epicureo dalla solida cultura classica) che spesso animavano le pagine di Athena dandosi battaglia, ora lodando ed ora criticando le “reciproche” opere.

Fernando Pessoa morì il 30 Novembre 1935, la sua fama iniziò a diffondersi, in Portogallo e poi in Brasile, a partire dal 1940 e tutte le sue opere furono pubblicate postume. Ricordiamo Poesias de Fernando Pessoa (1942) ed Odes de Ricardo Reis (1946). La sua autobiografia scritta sotto lo pseudonimo di Bernardo Soares, apparve solo nel 1982.

REPLICHE

serale  12/13/14  Marzo 2020
Cagliari – Teatro delle Saline
(Annullato causa emergenza Covid-19)

 

 

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